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Archivio di October 2008

Come scegliere la carta per uso tecnico

Monday, 6 October 2008

Come si riconosce la carta ecologica

La carta si ottiene lavorando delle fibre di cellulosa, e la gran parte dell’industria cartaria usa come materia prima il legno degli alberi. Esistono però numerose fonti da cui ricavare la cellulosa, senza dimenticare che è possibile riciclare la carta.

Facciamo il punto della situazione. Le fibre per ottenere la carta possono venire da:

- Fibre primarie (alberi)

- Fibre secondarie (fonti alternative agli alberi tra cui il kenaf, il bamboo, la canapa, le alghe, gli scarti della mela e della frutta in generale, le feci di alcuni erbivori, la ginestra, i residui agricoli delle colture di mais, grano, cotone, riso, sorgo e palma da cocco).

- Fibre riciclate (carta, cartone, lino, cotone, canapa)

Le fibre primarie, dette anche “vergini” perché non sono mai state utilizzate precedentemente per produrre carta o cartone, provengono in larga misura dall’abbattimento sregolato delle foreste primarie. Solo una piccola parte dell’industria utilizza fibre certificate, ovvero fibre provenienti dal taglio di alberi in zone dove la deforestazione è compensata con un piano di rimboschimento. Le certificazioni più comuni in europa sono FSC e PEFC, ve ne mostriamo il logo affinchè possiate riconoscerlo e preferirlo sul mercato.

Le fibre secondarie, conosciute anche col nome di “Tree Free”, vengono per lo più utilizzate per la produzione di carta per alimenti, sono anch’esse fibre vergini, e rese riconoscibili da questo simbolo.

Le fibre riciclate si differenziano in fibre pre-consumer e fibre post-consumer. La differenza è che le fibre pre-consumer sono quelle ottenute riciclando gli scarti dei tagli della carta durante la lavorazione e l’imballaggio. Il vantaggio delle fibre pre-consumer è che non ha bisogno di essere sbiancata. NAPM è una sigla che sta a garanzia che almeno il 75% delle fibre utilizzate nella produzione della carta proviene da fibre riciclate.

Un fattore importante per scegliere una carta riciclata ecologica è sapere come questa è stata sbiancata. Esistono sbiancanti a base di cloro, che sono pericolosi e inquinanti, sbiancanti ottici (vernici) altrettanto inquinanti, e sbiancanti alternativi quali enzimi, azoto, perossido di idrogeno. Attenzione dunque a questi simboli quando acquistate la carta riciclata: TCF è sbiancata senza l’uso di cloro; ECF è sbiancata senza l’uso di cloro elementale (biossido di cloro, il quale produce diossina); OBA FREE è una carta sbiancata senza sbiancanti ottici.

Un ultimo, non meno importante, fattore da considerare nella scelta di una carta ecologica, è l’impiego di energie provenienti da fonti rinnovabili. Potreste trovare dei simboletti che indicano l’utilizzo di energia pulita, ma quello che potrebbe fornire una certa garanzia sulle misure prese da una azienda per la salvaguardia dll’ambiente sono le certificazioni EMS internazionali, quali la EMAS e l’ISO 14001, e inoltre la ECOLABEL, riconosciuta dalla comunità europea, l’SGS-COC, garanzia che ogni fase di produzione abbia seguito l’iter corretto, e l’etichetta “der Blaue Engel”, specifica per la carta riciclata.

da: www.microcosmocreativo.it

licenza disponibile qui.

Come scegliere una coperta

Monday, 6 October 2008

Nel 1973, andai con i miei in Cina. Mia madre durante quel viaggio mi regalo’ una coperta molto particolare. Era un’imbottita di bambagia di seta, seta non tessuta. Hai presente il cotone idrofilo? Ecco la seta che riempie queste trapunte, rivestite di cotone, e’ come quella bambagia.
Si ottiene dai bozzoli del baco quando lo si lascia vivere. Quando il baco diventa farfalla rompe il bozzolo per uscire. I fili di seta non possono quindi essere utilizzati per tessere perché sono spezzati. Vengono quindi lavati accuratamente, stesi in strati sottili e utilizzati cosi’, senza altra lavorazione, per formare grandi pezzi di bambagia di seta che tagliati a misura diventano l’imbottitura delle trapunte cinesi.
Si tratta di un tipo di coperta che in Estremo Oriente si usa da millenni ed e’ considerata in assoluto la migliore possibile. Leggera, anallergica, non si polverizza nel tempo (non te la respiri dormendo), ha soprattutto il vantaggio di mantenere semplicemente la temperatura corporea senza scaldare. Una sola coperta e’ perfetta sia in primavera che in pieno inverno. Sembra impossibile ma e’ cosi’.
Sono trentacinque anni che uso quella coperta che mia madre mi regalo’. Non ho mai trovato niente di meglio, niente che sia anche solo lontanamente paragonabile. Per questo quando abbiamo iniziato a costruire un negozio etico on line abbiamo inviato una persona in Cina per cercare dove fosse possibile comprarle, verificando anche le condizione di lavoro degli operai che le producono (ci piace la qualita’ totale).
Da 8 anni sono diventate le coperte ufficiali dei letti della Libera Universita’ di Alcatraz e le proponiamo con successo su internet.
Migliaia di persone le hanno sperimentate e ci hanno confermato che sono le migliori.

da:www.jacopofo.com

CARATTERISTICHE TECNICHE ED ETICHE

* Bambagia interna: 100% seta naturale

* Fodera: 100% cotone, colore ecrù

* La coperta non si “polverizza” e non provoca quindi allergie. Nella seta sono inoltre presenti amminoacidi simili a quelli del corpo umano. E’ ottima per i bambini.

* La seta viene raccolta con una tecnica che non uccide il baco che la fila. (Vedi scheda sotto)

* E’ perfetta quando fa molto freddo e quando è solo fresco. La seta è infatti considerata il miglior termoregolatore al mondo. Trattiene il calore del corpo, equilibra l’umidità e la temperatura, così che non c’è bisogno di altre coperte.

* Qualità garantita dalla Compagnia Nazionale Cinese della Seta (e se non comperi la seta dalla Cina…)

* Luogo di produzione: Changzhou, a sud di Shanghai. La zona è il maggior centro di produzione della seta del Paese.

* L’azienda produttrice di queste coperte è piccola, privata, non sfrutta manodopera minorile e pone particolare attenzione alla salubrità del luogo di lavoro e alle condizioni salariali.

Acquista subito:

Imbottita di seta singola (115×180)
50% fibra lunga-50% fibra corta 0,8 Kg. 95,00 €

Imbottita di seta singola (150×200)
50% fibra lunga-50% fibra corta 1,2 Kg. 140,00 €

Imbottita di seta singola (150×200)
100% fibra lunga 1,8 Kg. 225,00 €

Imbottita di seta matrimoniale (250X200)
50% fibra lunga-50% fibra corta 2,0 Kg 240,00 €

Imbottita di seta matrimoniale (250X200)
100% fibra lunga 2,0 Kg 365,00 €

Come scegliere le scarpe per i bambini

Monday, 6 October 2008

E’ uno dei grandi problemi delle mamme, il bimbo cresce e ogni tre mesi bisogna cambiare le scarpe: a questo dramma familiare non e’ rimasto insensibile Hank Miller, statunitense che ha inventato le calzature a fisarmonica!
Si tratta di scarpe che si allungano e si restringono anche di un numero e mezzo a seconda delle necessita’, premendo semplicemente un bottone e, simultaneamente, avvicinando o allontanando la punta dal tacco.
Secondo la societa’ che le commercializza, se le scarpe a fisarmonica fossero adottate da tutti i bambini del Regno Unito si potrebbero far risparmiare ai genitori l’acquisto di nove milioni di paia di scarpe all’anno.

da:www.jacopofo.com

Come scegliere una automobile

Monday, 6 October 2008

Ho scoperto che è possibile acquistare un’auto col motore fuso ma ancora in ottime condizioni e modificarla trasformandola in un’auto elettrica. Cambi il motore, quello elettrico è molto più leggero. In compenso ci devi mettere le batterie. Esistono già procedure standard internazionali per queste modifiche, realizzate sull’esperienza di centinaia di mezzi modificati.
Si fa in molte parti del mondo, poco in Italia.
Ho cercato di capire quali potrebbero essere orientativamente i prezzi.
Vi riferisco quel che ho tirato fuori da una serie di conversazioni con esperti del settore.
Innazi tutto è stato già risolto il problema essenziale dell’omologazione del mezzo. Problema che si pone in quanto in Italia non è ammessa la modifica di un automezzo. Però esiste il Tuv tedesco, ente di certificazione, anche a Bologna, e con 1600 euro si può immatricolare il mezzo in Germania il che ti dà il diritto di circolare in tutta Europa (in Italia abbiamo come al solito una legge cretina fatta per favorire la Fiat). E per inciso puoi anche scaricare l’acquisto sulle tasse che paghi in Italia. Essere europei è meglio!
Inoltre il collaudo dell’auto da parte del Tuv è una grossa garanzia in quanto il Tuv analizza l’efficienza delle modifiche. Quindi oltre alla nostra certificazione preventiva sulla professionalità delle auto officine, ne avremo una specifica su ogni singola auto. E credo che siano 1600 euro ben spesi per via che dei tecnici tedeschi omologati credo ci si possa fidare.
Ovviamente sto parlando di produrre in piccola serie un mezzo strepitoso. C’è auto elettrica e auto elettrica…
E noi modestamente abbiamo l’elettricità nel sangue e quindi non ci accontentiamo di scatorci.
Stò parlado di un’utilitaria con 150 km di autonomia a 100 all’ora, silenziosissima, con copertura in pannelli solari fotovoltaici ad alta resa, super batterie, meccanismo per il recupero dell’energia della frenata e della discesa, luci a led (ulteriore risparmio energetico). La ricarichi come un cellulare, attaccando la prolunga autoavvolgente a una normale presa elettrica. Fai cento chilometri con poco più di un euro di corrente perché il motore elettrico è molto più efficiente. E si lascia il meccanismo del cambio che riduce notevolmente il dispendio di energia. Inoltre il pannello solare sul tetto e sul cofano ti dà sempre un po’ di energia.
Per ricaricare completamente le batterie ci impieghi 8 ore. Con un’ora di ricarica ci fai 20 km.
Se c’è il sole di più.
Un’utilitaria così dovrebbe costare intorno ai 15 mila euro.
Una Volvo station wagon con eguali caratteristiche verrebbe sui 22 mila euro. Il trucco è proprio che si usano auto usate col motore andato. Paghi solo la carrozzeria e le prendi per poche migliaia di euro.
Questo però è vero solo teoricamente. I prezzi attuali sono più alti di 10 mila euro e più perché se compri un solo set di batterie per volta le paghi il doppio. Un set di batterie per un’auto media, che pagheresti 8 mila euro lo paghi 16 mila euro. Le batterie sono la componente oggi più costosa del’auto. Lo stesso problema vale per le officine artigianali che eseguono questi lavori: fare un’auto per volta è molto più caro e faticoso che programarne 20 contemporaneamente.
Organizzando una minima economia di scala negli acquisti progetto dei componenti e nella gestione del sistema si potrebbero ottenere risparmi consistenti in ogni settore.
Ci sono le aziende in grado di realizzare le auto, ci sono i tecnici capaci di progettare, ci sono i prototipi funzionanti realizzati da questo gruppo. Manca il prodotto chiavi in mano a un prezzo ragionevole.
E quando io vedo una possibilità così davanti sapete che non resisto.
Mi sono trattenuto in questi mesi soffrendo come un cane.
Non potevo aprire bocca fino a che il fotovoltaico non decollava.
Ma adesso che funziona spero che altri inizieranno a fidarsi del sistema dei gruppi di acquisto e a collaborare per migliorare le proposte e espanderle.
Siamo davanti a una meravigliosa, sconfinata prateria.
Il territorio vergine delle ecotecnologie ci attende e ci permetterà di dar vita a un colossale cambiamento economico, ecologico, culturale e energetico.
Cosa aspettiamo?
Ho quindi aspettato una settimana per pensarci su e adesso mi sono deciso ad aprire un pre-gruppo di acquisto per vedere se c’è interesse da parte di un numero sufficiente di persone o aziende a comprare un’auto elettrica pagandola dopo che il Tuv tetesco l’ha certificata (i soldi della caparra li teniamo in mano noi, se l’auto che hai ordinato non funziona li riprendi).
Pre-gruppo vuol dire che NON sono in grado di darti una macchina dopodomani.
Ma prima di iniziare a trattare con manager, ingegneri e meccanici ho la necessita di avere idea se c’è realmente qualcuno interessato.
Chiarisco questo in modo petulante perché ho visto cosa è successo nel solare fotovoltaico.
Ora finalmente la macchina è partita, 220 impianti sono in fase di progettazione dettagliata, 40 sono in fase di costruzione e 3 sono stati ultimati. Ma ce ne è voluta. Capisco chi si è scocciato di aspettare ma le cose stanno così, per costruire in sicurezza tocca andare piano.
Lo stesso vale per il gruppo d’acquisto per il solare termico e le caldaie. Qui stiamo solo contrattando con gli instalatori (e è dura). Sull’eolico e le biomasse non abbiamo neppure aperto le liste di preadesione perché ci sono grosse difficoltò a trovare la tecnologia giusta, soprattutto su piccola scala, sui mega impianti non abbiamo problemi.
Il gruppo d’acquisto per il Segway, il monopattino con le ruote parallele, è ai primordi, siamo solo a quota 3 aderenti.
Insoma consociare gli acquisti nella fase iniziale è molto difficile e forzatamente si tratta di un processo lento. Quindi cerco aderenti pazienti. Il nostro prim obiettivo è un acquisto certificato e affidabile. Quindi per prima cosa dovremo costruire il primo esemplare, provarlo ecetera.
Quindi c’è tempo.
Ma in questo caso, siccome non se c’è interesse, mi muovo solo se c’è un’adesione superiore alle 20 persone. Diciamo che ha senso muoversi se siamo in 100, bisogna sempre calcolare che molti possono poi cambiare idea. Ovviamente se e quando riusciremo ad arrivare a un’offerta conveniente chiederemo una caparra.
Nel mio progetto dentro il pacchetto dovrebbe esserci anche un sistema di finanziamento bancario o di leasing.
E vorrei anche mettere un ingegnere come si deve a progettare qualche miglioria sull’auto.
Ad esempio vorrei dotarla di serie di antifurto satellitare, vetri e componenti numerati col getto di sabbia indelebile (abbassa il costo dell’assicurazione antifurto) alleggerire la carrozzeria, aggiungere una presa di corrente standard, e tutta una serie di piccoli confort da studiare.
Insomma se la storia ti piace invia una mail specificando se desideri un’utilitaria, un modello medio o una station vegon. (non potremo avere una grossa scelta, o Volvo o Volkswagen).
Ok, questo è quanto.
Aspetto le mail di adesione a info@alcatraz.it

Ps
Ovviamente se hai 400 mila euro che non sai come investire, oppure sei un manager di chiara fama, avresti la possibilità di creare da subito la società in grado di gestire tutta l’operazione appoggiandosi alle officine efficienti che già esistono ma sono scollegate, non coordinate, prive di un ufficio acquisti collettivo e di un servizio di marketing. Manca loro un sistema di finanziamento al consumo e di offrire il prodotto chiavi in mano già omologato.
Credo che con il petrolio a 130 dollari al barile (ci arriveremo tra poco) l’auto a benzina castomizzata (in gergo si dice così) con un motore elettrico elettrica abbia un’attrazione enorme, anche perché offre un risparmio di costo al chilometro del 90% (grazie anche all’integrazione a panneli solari).
Utile netto dell’impresa, stimato in 5 anni, 20 milioni di euro.

da:www.jacopofo.com

Come scegliere i prodotti per il bagnetto dei neonati

Monday, 6 October 2008

Contrariamente a quanto le pubblicità ci hanno insegnato, il bimbo non ha bisogno di essere lavato con particolari prodotti detergenti. Oltretutto, i profumi contenuti in molti di questi prodotti lo disorientano e infastidiscono. Soprattutto i neonati si orientano nel mondo e trovano conforto e sicurezza proprio tramite gli odori di mamma e papà, della casa, del fratellino, l’odore proprio, gli odori naturali. Qualunque tipo di profumo, anche quello di detersivi e ammorbidenti, lo disturba e lo disorienta, a volte fortemente: l’allattamento può essere reso difficoltoso se il contatto al seno è ostacolato da odori sconosciuti.

Il neonato ha invece bisogno che il suo odorato e la sua pelle vengano rispettati, senza che vi siano spalmate sostanze che lo inquinano, che non gli sono necessarie e che spesso si dimostrano nocive o controproducenti.

Per lavare il bambino la soluzione più semplice ma efficace è preparare un bagnetto in cui sia stato disciolto un cucchiaio di amido di mais (maizena) o amido di riso, e un cucchiaio di sale integrale.
L’amido deterge delicatamente la pelle del bambino, il sale reintegra i sali minerali persi durante l’immersione. Sono prodotti comuni, dal costo contenuto, raccomandiamo quindi di comprarli nei negozi biologici.

Se il bimbo ha pochi capelli, questi semplici ingredienti sono sufficienti a tenerlo pulito; se al contrario ne ha molti, si può utilizzare uno shampoo baby naturale, avendo cura di usarne molto poco e diluendolo in acqua al momento (se conservato già diluito, può andare incontro a deterioramento). Sconsigliamo vivamente i prodotti presenti sul mercato tradizionale, in primo luogo quelli “di marca” dei negozi specializzati per bimbi. Nessuno di essi passa l’esame del bio-dizionario.

Tra i prodotti in commercio, si può scegliere la saponetta alla calendula weleda, o qualsiasi altra contenga componenti sicuri al 100%; è sufficiente sciogliere pochissimo sapone sulla mano e frizionare con delicatezza i capelli del bimbo.

Dopo il bagno, consigliabile circa due volte alla settimana se non vi sono esigenze particolari, è opportuno massaggiare il bimbo con un olio, per idratarlo. Molto efficace risulta il semplice olio di mandorle dolci puro, da agricoltura biologica, dal costo contenuto. Non compratene quantità elevate, se ne consumate poco (ne bastano poche gocce): essendo privo di conservanti potrebbe irrancidire. Conservatelo in frigorifero, tranne una boccettina pronta all’uso.

In alternativa consigliamo l’olio specifico per bimbi della Weleda, meno economico, o altro olio di pari qualità e sicurezza. I prodotti Weleda si trovano nei negozi biologici, in alcune farmacie, in molti siti internet.
Precisiamo che non siamo sponsorizzati da Weleda: ne consigliamo i prodotti perchè la linea bimbo è ottima. Preferiamo acquistare e consigliare marche alternative ai prodotti tradizionali, coscienti di quanto questi ultimi siano dannosi per i bimbi.

Molte mamme sono poco propense ad usare semplici metodi casalinghi e preferiscono comprare prodotti confezionati; è necessario pertanto un accenno sui mineral oil, di cui purtroppo abbondano i prodotti per bimbi - e adulti.

• PETROLATUM, PARAFFINUM LIQUIDUM, MINERAL OIL
Sono derivati dalla raffinazione del petrolio, inquinanti, non biodegradabili, recentemente inseriti dalla direttiva europea tra i cancerogeni di classe II.
Il paraffinum liquidum in particolare, non è realmente un derivato ma piuttosto una sua frazione, nella pratica “e’ petrolio”.
Ci interessiamo alla paraffina liquida, o olio di paraffina, poiché è presente in molti prodotti (soprattutto della Johnson&Johnson - avete presente l’Olio Baby?). La paraffina è stata dichiarata cancerogena dalla comunità europea; tuttavia a causa di un cavillo (è cancerogena per via delle impurità contenute, ma se un produttore sostiene che la sua è pura, può inserirla nel cosmetico) è ancora ampiamente utilizzata. Per quale motivo? Costa poco e non irrancidisce.
Nel prodotto ricopre la funzione di condizionante, solvente, emolliente.
Poiché non e’ possibile aggiungere materialmente acqua alla pelle, infatti, l’unico potere idratante esercitato da un cosmetico è limitare l’evaporazione dell’acqua presente sulla sua superficie, la paraffina “idrata” formando una vera barriera tra l’epidermide e l’ambiente.
Tale barriera però è innaturale, composta da molecole estranee a quelle dello strato idro-lipidico della pelle (la miscela di grasso e acqua distribuita sull’epidermide che costituisce il’idratazione naturale). La traspirazione ne risulta ostacolata, i germi presenti restano intrappolati dalla paraffina e provocando irritazioni e favorendo l’acne, specialmente su pelli predisposte. Sono pertanto composti comedogenici, che creano un “tappo” sui follicoli piliferi, facendo sì che cheratina, sebo, polvere si ossidino e formando gli odiosi “punti neri”, ovvero i comedoni.
Spesso l’eccesso di untuosità della pelle è causata dal petrolio e dalla sua azione di “soffocamento”: alcuni neonati soffrono di vere e proprie dermatiti da petrolatum.
I prodotti per bambini sono quelli più a rischio, da questo punto di vista.

Ecco l’INCI del famoso olio baby johnson - DA EVITARE:
paraffinum liquidum, isopropyl palmitate, parfum PPT1397

Lettura semplificata INCI: paraffina per la quasi totalità del prodotto (le sostanze presenti in quantità maggiore sono poste all’inizio dell’elenco), un legante/emolliente/solvente, profumo sintetico (probabilmente allergizzante)

PULIZIA DEL SEDERINO

Recentemente pare diventato d’obbligo pulire il sederino del bambino con fazzolettini imbevuti di sostanze “pulenti”, mentre la pratica di detergerlo con acqua è stata relegata in cantina.
E’ opportuno sapere che quasi tutte le salviettine in vendita (anche quelle apposite per il bambino), sono imbibite di ingredienti che è assolutamente incredibile che siano permessi per legge:
Questi prodotti sono causa di inquinamento per la difficoltà di smaltire i rifiuti e provocano irritazioni anche serie alla delicata pelle dei neonati. La situazione peggiora valutando le classiche creme in commercio e degenera considerando le componenti del pannolino.

Da queste considerazioni nasce la necessità di salvare il salvabile: bisogna ripensare le proprie abitudini, tra queste è necessario che ritorni in auge quella di PULIRE IL BIMBO CON ACQUA.
Solo quando è realmente necessario, usate poco detergente o sapone delicatissimo; usandoli ad ogni cambio del bambino i troppi lavaggi seccherebbero e impoverirebbero la pelle.
Poiché il bimbo dovrà essere lavato molte volte lungo la giornata, raccomandiamo di fare anche attenzione agli sprechi idrici: usate la quantità necessaria evitando di scialacquare decine di litri di acqua al giorno. Pensiamo alle riserve idriche e al mondo futuro!

Suggeriamo qui una possibile routine di pulizia del sederino:
“Togliere il pannolino.
Se il bimbo è sporco di cacca, con un fazzoletto di carta da casa e togliere il grosso (sempre con direzione da davanti a dietro).
Prendere in braccio il piccolo, sdraiandolo di pancia sul braccio sinistro, o il destro se siete mancini (con la testa verso la nostra spalla).
Tenete saldamente con la mano la gambina destra: in questo modo il culetto è in bella mostra.
Lavarlo con la mano [non metterlo mai direttamente sotto il getto dell'acqua: basta poco a sbagliare temperatura].
Solo se necessario usare pochissimo sapone naturale o detergente intimo delicato, entrambi diluiti in acqua.
Se il culetto non è arrossato non mettere creme allo zinco, piuttosto olio di mandorle o girasole.”

Per sostituire le salviettine imbevute di prodotti chimici, utilizzate dei semplici fazzolettini imbevuti di olio di oliva, o olio di mandorla, o girasole, da aspergere sulla salviettina al momento.

L’olio è il prodotto migliore per la pulizia del bimbo. Ricordate che è importante usare solo ed esclusivamente oli naturali. Sia l’olio di oliva che l’olio di mandorle o di girasole rappresentano le migliori e più economiche soluzioni, acquistateli da agricoltura biologica (costano comunque molto meno dei prodotti di marca).
In alternativa all’olio di mandorle (che irrancidisce facilmente) si possono usare olio di girasole (anche Esselunga ne ha uno bio), o olio di riso (olio di riso “Scotti” è valido, l’estrazione preserva in buona parte le qualità dell’olio, soprattutto il gamma-orizanolo). L’olio di girasole unge meno, e ha un odore meno forte.

Per non sprecare enormi quantità di fazzolettini di carta possiamo confezionare o comprare delle salviette di stoffa su cui si versa l’olio. Queste possono poi essere lavate e rilavate e utilizzate per eventuali futuri fratellini. E’ probabile che nel tempo sulle pezzuole l’olio lasci sulle pezzuole delle impronte, che non andranno via completamente, ma la cosa non deve spaventarci: le pezzuole sono comunque pulite e igieniche, ecologiche ed economiche.
Si possono comprare pezzuole di tessuto da agricoltura biologica già fatte, nei siti ecologici o in negozi bio; oppure si possono confezionare a casa usando anche vecchi tessuti, purché siano molto morbidi: la pelle del piccolo viene facilmente irritata da tessuti granulosi e rigidi.

Per il bene del bebé e dell’ambiente, è importante usare le salviettine confezionate solo ed esclusivamente quando necessario (nelle trasferte o in momenti particolari) e comprarle di ottima qualità.
Le salviettine biologiche costano decisamente di più di quelle tradizionali, ma se si usano solo quando necessario la spesa sarà ammortizzata dall’uso sporadico.

Non è facile trovare delle salviettine con degli ingredienti approvati dal biodizionario; noi consigliamo tre marche, la prima è perfetta nella totalità dell’ INCI, la seconda è buona e presta attenzione anche alle fibre impiegate, la terza ha un solo ingrediente moderatamente sconsigliato all’ ultimo posto dell’ INCI (quindi è buona).

SALVIETTINE ROSENMANDEL Confezione da 80 pezzi Euro 7,69
Naturalissime; il morbido foglio di cellulosa non sbiancata col cloro è imbevuto di olio di mandorle e di arachidi, e di olii essenziali di rosa, senza alcun addizionante chimico (né stabilizzatori, emulsionanti, PEG o derivati, coloranti, alcool, etc.). Tutti gli ingredienti sono giudicati consigliabili dall’accreditata rivista tedesca OEKO-TEST.

L’INCI è il seguente:
glycine soja (olio di soja biologico-no ogm), prunus dulcis (olio di mandorla), tocopherol (vitamina E), ascorbyl palmitate, rosa canina, lecithin, glyceryl oleate, citric acid, parfum, citronellol, geraniol, linalool.

Sono in assoluto le migliori che abbiamo trovato, le profumazioni citronellol, geraniol, linalool sono da olii eterici e non da sostanze sintetiche; l’unico dubbio rimanente circa queste salviette è che queste essenze sono potenzialmente allergizzanti.
Il glicine soia risulta a bollino rosso nel biodizionario, ma essendo assicurato NO OGM il rosso diventa un doppio verde, quindi perfetto. Lasciano un leggero strato di olio di mandorle sul sederino, idratandolo.

Ne consigliamo 3 confezioni per tutto il periodo-pannolino del bimbo. Se usate con accuratezza, basteranno e forse avanzeranno.
Si possono trovare in alcuni negozi di prodotti bio, o sui cataloghi www.ipiccolissimi.it & www.bottegadeibimbi.it

NATURAE’ SALVIETTE BABY da 60pz
100% NATURAL BABY WIPES da 72 pz.

INCI: aqua, coco-glucoside glycerin (glicerina vegetale), chamomilla recutita, calendula officinalis, acid benzoic (conservante vegetale), phenoxyethanol (conservante), dehydroacetic acid (conservante).

Le salviette Naturaè da 60 pezzi vengono vendute da Natura Si e da Ecor a circa 5 Euro, quelle 100% Natural confezione da 72 pezzi a Eur 3,30 (acquistando il cartone da 12 confezioni si risparmia il 10%) si trovano ad esempio sul sito www.ipiccolissimi.it e attraverso tanti GAS in Italia.

La soluzione detergente è per entrambe la stessa, ma diversa è la composizione del tessuto:
quelle a marchio Naturè sono in 100% cotone bio mentre le 100% Natural Baby sono in una fibra mista 70% lyocell (fibra interamente vegetale che si ricava dagli alberi di faggio) e 30% PLA (la stessa usata per i pannolini).
I materiali tessili e le soluzioni sono certificate ICEA e di alto profilo nell’Oeko Test, inclusi i conservati contenuti.

L’Azienda ci informa che per un errore di stampa, su di uno stock importante di salviette 100% Natural è stata stampata, dal fornitore, una formulazione CHE NON E’ DI WIP.
Una volta accortisi dell’errore, è stato deciso di applicare una etichetta con la formula giusta e le certificazioni; tuttavia alcuni stock di salviette sono stati diffusi prima che si potesse intervenire.

Gli unici dubbi possono restare sui 2 conservanti sintetici che vengono utilizzati per evitare il proliferare di muffe sulle fibre naturali, le quali a causa dell’umidità ed esposte all’ossigeno (quindi una volta aperto il pacchetto) possono infastidire sia per l’odore di marcio che emanano, sia per la salute, nel caso di proliferazioni batteriche.

Il bio-dizionario li classifica con un pallino giallo, considerando che sono in fondo alla lista degli ingredienti, quindi presenti in quantità minima, riteniamo il prodotto più che accettabile; non contengono allergeni (per es. le essenze profumate vegetali) perchè non vengono utilizzate profumazioni da oli essenziali bensì da estratti di erbe da agricoltura biologica.

SALVIETTINE BABY Euro 4,80 + iva (sul sito non è specificato il numero di salviettine)
Rinfrescanti, ipoallergeniche, senza alcool

INCI: aqua, glycerin, tilia cordata, potassium sorbate, sodium cocoyl, hydrolyzed wheat protein, sodium benzoate, sodium dehydroacetate, profumo, borotalco, malva sylvestris.

NON CONTIENE COLORANTI *da agricoltura biologica certificata
Cosmesi Bio-Ecologica AIAB Certificato ICEA n° 1T008BC-22
Lotto ABC 1234

Si trovano su www.bottegadeibimbi.it e in alcuni negozi biologici; esiste un numero verde da chiamare per sapere se c’è un punto vendita nella propria zona.

CREME PER IL SEDERINO

Vanno usate quando il bambino presenta arrossamenti. In condizioni di normalità, per tenerlo idratato basta l’olio che usate dopo il bagnetto, o quello delle salviettine imbibite.

Le famosissime e diffuse creme allo zinco presenti sul mercato, sia da supermercato che da farmacia, non passano l’esame della naturalità del prodotto; noi ci guardiamo bene dall’ usarle e quando il bimbo ne ha bisogno usiamo l’ottima crema all’ossido di zinco della Weleda.

La consigliamo particolarmente perchè la costituisce un’ottima alternativa alla pasta Fissan che tanti genitori vogliono avere in casa.

Abbiamo trovato anche una buona pasta in vendita nei supermercati, ad esempio all’Auchan:

Pilogen carezza - Bio bio Baby Pasta all’ossido di Zinco. 150ml prezzo: 7.80 €
Con Burro di Karitè, Olio di Riso, Olio di Mandorle, Bisabololo, Vitamina E, Ossido di Zinco al 15% ed estratto biologico di Calendula.

La sua ricca formulazione e la sua consistenza creano un sottile strato impermeabile che protegge il sederino dei piccoli dal contatto col pannolino bagnato; è ideale anche per tutte le zone del corpo arrossate. E’ un’alternativa ottimale alle solite paste all’ossido di zinco, piene di petrolati (controllate l’INCI delle normali creme per accorgervene).

DA EVITARE : PASTA FISSAN; se ne trova di due tipi:

PASTA FISSAN ‘CLASSICA’ (la produce Sara Lee)
INCI: lanolin, petrolatum, aqua, paraffinum liquidum, zinc oxide, cetearyl alcohol, hydrated silica, tocopheryl acetate, linseed acid, panthenol, bisabobol, chamomilla recrutita extract, parfum, maltodextrin, hydroxycitronellal, silica, linalool, coumarin, BHT, phenoxyethanol, methylparaben, propylparaben.

PASTA FISSAN ‘DELICATA’
INCI: aqua, zinc oxide, paraffinum liquidum, petrolatum, metoxy PEG-22/dodecylglycol copolymer, propylene glycol, PEG-22/dodecyl glycol copolymer, hydrated silica, cetyl palmitate, hydroxyoctacosanyl hydroxystearate, lanolin, allantoin, tocopheryl acetate, linseed acid, panthenol, bisabobol, chamomilla recrutita extract, parfum, zinc sulfate, maltodextrin, citric acid, silica, methylparaben, propylparaben.

Lettura semplificata INCI: trattasi di qualche spuzzatina qui è la di estratto di camomilla e bisabobol in un mare di petrolio.
Gli ingredienti principali sono derivati del petrolio, che formano un film-barriera a scapito della normale ‘respirazione’ dell’epidermide. Altri ingredienti sono di origine sintetica, scarsamente biodegradabili. Il tutto è condito con estratti naturali, che si trovano alla fine dell’INCI, presenti quindi in scarse quantità immersi in sostanze sulla cui natura ed effetti nutriamo seri dubbi.

PRODOTTI VERDI CONSIGLIATI, in vendita anche nei SUPERMERCATI

Alcune mamme del forum Promiseland hanno nel tempo cercato e selezionato dei prodotti reperibili nei supermercati, dagli INCI verdi e affidabili.
Per non allungare questo documento in modo spropositato non inseriamo gli INCI di tutti i prodotti. Potete però trovarli e verificare che nel tempo non siano cambiati, cercandoli nel topic laboratorio: http://forum.promiseland.it/viewtopic.php?t=21236&postdays=0&postorder=asc&start=0

Prodotti Bio Bio Baby (Pilogen carezza): si trovano anche all’Auchan.

Pilogen Carezza - Bio bio Baby Pasta all’ossido di Zinco.
E’ un’alternativa ottima alle solite paste all’ossido di zinco, piene di petrolati.

Pilogen Carezza Bio Bio Baby Sapone Liquido
E’ un detergente con ingredienti ottimi, molto valido.

Pilogen Carezza Bio-Bio Baby Olio Detergente Emolliente
Olio detergente viso - corpo. Un insieme di oli e burro, senza aggiunte “inquinanti”.

Tutti questi prodotti Pilogen più altri della stessa linea:

Bio-Bio Baby Amido di Riso

Bio-Bio Baby Bagno Shampoo

Bio-Bio Baby Crema Lenitiva

Bio-Bio Baby Latte Detergente Emolliente

potete trovarli in vendita anche su un ottimo sito che vende solo prodotti naturali.

http://www.saicosatispalmi.com

PER BIMBI PIU’ GRANDI

Quando i bimbi sono più grandi e si sporcano di ogni cosa, non è sufficiente usare l’amido di mais; serve un vero detergente, ma è comunque importante che sia naturale.
Consigliamo le semplici saponette naturali da agricoltura biologica, evitando qualunque bagnoschiuma il cui INCI non sia riconosciuto più che naturale. Le saponette sono molto più economiche dei bagnoschiuma.
Sono anche più ecologiche perché sono solide, il che significa: imballaggi ridotti, riciclabili perchè in cartone (niente plastica); inoltre essendo solide possono derivare solo da olio e soda caustica. Invece i saponi liquidi, per essere tenuti nella formulazione “a miscela, fluido”, richiedono necessariamente altre sostanze.

Segnaliamo un bagnoschiuma che si può trovare nei supermercati, con un ottimo INCI e dal costo contenuto:

si tratta di “Baby Mild bagnoschiuma emolliente”, in vendita presso supermercati come LIDL ed altri; da non confondere con “Baby Mild Balsamo Detergente”, non altrettanto “verde” nell’INCI.

qui si può vedere il baby mild bagnoschiuma (quello da prendere)
http://www.ciao.it/Baby_Mild_bagnoschiuma_emolliente__637442

mentre qui si può vedere il baby mild balsamo (quello da evitare)
http://www.ciao.it/Baby_Mild_Balsamo_Detergente__659338

Segnaliamo l’INCI di questo prodotto, poiché nel tempo le case possono cambiare le formulazioni; verificate che gli ingredienti non siano diversi, e magari meno naturali.

INCI: aqua, lauryl glucoside, cocamidopropyl betaine, disodium cocoamphodiacetate, sodium chloride, parfum, sodium benzoate, citric acid, hydrolyzed wheat gluten, coco-glucoside, glyceryl oleate, niacinamode, potassium sorbate.

Questo bagnoschiuma può essere usato anche come shampoo, ma poiché brucia a contatto con gli occhi si consiglia di stare molto attenti con i bimbi. Via libera per l’uso da parte dei grandi.

da:www.jacopofo.com

Come scegliere i vestitini per i bambini

Monday, 6 October 2008

E’ importante che i vestiti dei bimbi siano il più possibile “puliti” per quanto riguarda l’ inquinamento sia dei componenti - tessuti e coloranti - sia dei detersivi usati per lavarli.
Per quanto riguarda i detersivi la soluzione è banale: usatene la quantità minima possibile, e se possibile scegliete detersivi ecologici.
Evitate assolutamente l’ammorbidente a meno che sia biologico: quelli tradizionali sono altamente allergenici e irritanti. Potete sostituirli efficacemente con 100ml di aceto bianco o 100ml di una soluzione di acido citrico e acqua (100-150 gr. di acido citrico in un litro d’acqua) da mettere nella vaschetta dell’ammorbidente. L’aceto bianco è più blando dell’acido citrico, ma assolve bene alla funzione ammorbidente e non lascia odore sui panni asciutti. L’acido citrico è più efficace, ma a volte difficile da reperire. In questa discussione ci sono informazioni su dove e come trovarlo http://forum.promiseland.it/viewtopic.php?t=21686

Evitate tutti gli igienizzanti sbiancanti che contengono perborato (cercate quelli che contengono percarbonato).
Evitate di utilizzare quantità industriali di igienizzanti: non servono e creano danno ambientale.

Ulteriori e dettagliate informazioni sui detersivi tradizionali, ecologici e fai da te, sono disponibili sul sito www.biodetersivi.altervista.org
ove potete scaricare gratuitamente un manuale di 47 pagine e una semplice scheda pratica di 7 pagine.

Esistono in commercio vestiti ecologici. Si trovano nei negozi specifici e in siti internet specializzati.
Ecologici sono anche i vestiti riciclati: i molteplici lavaggi hanno già eliminato la tossicità dei tanti prodotti tossici usati per confezionarli.
Abbiate solo cura di lavarli un paio di volte se chi ve li ha prestati usa detersivi tradizionali, ammorbidenti e igienizzanti: usate la sola acqua per sciacquarli perfettamente dai residui nocivi.

Scegliete vestiti di fibre naturali, scartate quelli sintetici, quelli con applicazioni di materiali sintetici o stampe di plastica.
Più colori e più applicazioni sui vestiti significano più lavorazioni e più inquinamento.
Più il vestito è neutro, anche nel colore, meno è inquinato e inquinante.

Esistono in alcune catene di supermercati (es. esselunga, oviesse e altri ) dei vestiti dal costo contenutissimo - 6 euro una maglietta estate 2007 12 mesi, e 6,50 euro una tutina estiva 12 mesi- con il MARCHIO FIDUCIA NEL TESSILE OEKO TEX test sostante nocive.
Si riconoscono per questa scritta e per un logo arcobaleno. Sono prodotti con una certificazione seria e affidabile, e dal costo veramente contenuto.

Lavate comunque e sempre i vestitini un paio di volte prima di farli indossare al bimbo; idem per copertine, lenzuolini e tutti i tessuti nuovi con cui il bimbo viene a contatto.

E’ da notare come già dai 9-12 mesi, i vestiti per maschi e femmine siano fortemente differenziati: prima di questa età in genere si distinguono solo per il colore (rosa o azzurro); per il resto spesso si possono utilizzare gli stessi vestiti per maschi e femmine.
Dai 9-12 mesi in avanti avviene uno strano fenomeno: non abbiamo più a che fare con vestiti per bambini, bensì con abiti per piccole signorine e piccoli ometti; quasi tutti quelli da bimba sono improponibili per i maschi, mentre quelli da bimbo sono troppo maschili per le femmine. Questa imposizione commerciale sembra fatta apposta per costringerci a comprare più vestiti… e c’è inoltre da chiedersi se è corretto costringere i bambini a identificarsi e differenziarsi così fortemente fin dai primi mesi.

Un modo di aggirare queste imposizioni è comprare vestiti semplici, tipo tute, jeans, felpette, polo e altri capi che possono essere unisex (purché ovviamente la mamma non tenga eccezionalmente a far indossare a sua figlia solo vestiti evidentemente femminili).
L’altra possibilità è comprare le cose da alcuni marchi ecologici:
Lotties produce capi molto spartani, solo con cotone che cresce già colorato in pianta (dunque panna, beige, marroncino, verdolino); sono capi carini, semplici, che vanno bene un po’ per tutti. www.lotties.it
Otic, che troviamo stupenda (per qualità ed estetica) ha prezzi ottimi e fa tutto molto colorato (con colori vegetali o minerali, esenti da sostanze tossiche, e cotoni da agricoltura biologica); anche qui molti abiti possono andare bene per entrambi i sessi www.oticbiotex.it

da: www.jacopofo.com

Come scegliere i vestiti

Monday, 6 October 2008

Da tempo pensavamo di dedicarci a una Guida al vestire critico. Ci sembrava un atto dovuto verso tutte quelle persone che ci confidavano di non volersi più rendere complici dello sfruttamento che si cela dietro alle nostre scarpe o ai nostri jeans, ma non conoscevano le alternative possibili.
Sapevamo che era urgente dedicarci a questo lavoro, ma per lungo tempo lo abbiamo rimandato perché ci metteva paura. Ci spaventava la vastità del settore, la complessità produttiva, la difficoltà di raccogliere informazioni da un capo all’altro del mondo. In una parola ci spaventava l’idea di ammazzarci di fatica senza poter dare, alla fine, le risposte tanto attese. Poi abbiamo deciso di provarci, dicendoci che poco è meglio di niente. Così ci siamo imbarcati nell’avventura.
Nel corso dell’indagine, molti timori si sono confermati. Abbiamo sperimentato quanto sia difficile ricostruire la filiera produttiva delle singole imprese, perché manca una legge sulla trasparenza e le imprese si guardano bene dal fornire informazioni. Basti dire che su 61 questionari inviati alle aziende, ne sono tornati indietro solo 5. A volte abbiamo individuato dove si trovano gli stabilimenti esteri o in quali paesi è appaltata la produzione, ma non siamo stati capaci di raccogliere notizie sulle condizioni di lavoro. Alla fine, le imprese su cui abbiamo potuto raccogliere il maggior numero di informazioni sono le grandi multinazionali, perché su di loro vigilano molti gruppi.
Abbiamo anche constatato quanto sia difficile applicare il consumo critico nell’ambito del vestiario, perché le imprese seguono tutte la stessa strategia produttiva. Da quando siamo entrati nell’epoca della globalizzazione, il loro imperativo è diventato il contenimento dei costi ed è cominciato un fuggi fuggi verso il Nord Africa, l’Europa dell’est, l’Estremo Oriente, in cerca di aziende terziste disposte a produrre per prezzi stracciati. In conclusione il mercato è inondato da una montagna di indumenti tutti diversi per colore, stile, marca, qualità, ma pressoché tutti uguali per le condizioni di lavoro ingiuste, umilianti, oppressive.
Neanche il fronte dell’alternativa è molto attrezzato. Le esperienze del commercio equo sono ancora parziali o in via di perfezionamento, mentre quelle sorte per dimostrare che è possibile produrre nel rispetto dei diritti dei lavoratori sono ai primi vagiti.
Di fronte a tante difficoltà, ci siamo posti obiettivi più modesti: fare conoscere la complessità del settore, divulgare le informazioni disponibili sulle imprese più in vista e fornire ogni possibile traccia per poter orientare i nostri acquisti verso prodotti ottenuti nel rispetto dei diritti, dell’equità, della sostenibilità.
La ricerca è durata oltre un anno ed è stata possibile grazie alla collaborazione di molte persone.

La Guida al vestire critico si colloca anche all’interno di una campagna mondiale per il rispetto dei lavoratori dell’industria tessile.
La campagna, Clean Clothes Campaign, ha recentemente presentato un’indagine condotta tra il 2003
e il 2005 in Bulgaria, Macedonia, Moldavia, Polonia, Romania, Serbia e Turchia.Sono state intervistate 256 lavoratrici di 55 fabbriche o laboratori a domicilio.
Salari insufficienti o al di sotto dei minimi di legge, 15 ore di lavoro al giorno per 6 o 7
giorni alla settimana, precarietà, assenza di tutele sanitarie e antinfortunistiche, molestie sessuali e
maltrattamenti, discriminazioni e attività antisindacali. La Turchia è il paese dove sono stati riscontrati
i peggiori abusi, fra cui l’impiego sistematico di lavoro minorile. Dopo la Cina, la Turchia occupa il
secondo posto tra i paesi fornitori della UE.

Dall’introduzione, a cura di Francesco Gesualdi

Come scegliere un detersivo per le stoviglie

Monday, 6 October 2008

Per lavare a mano stoviglie unte, è necessario avere un detersivo per piatti classico, che sia bio o tradizionale. I tensioattivi sono necessari per sgrassare.
Una volta acquistato il suddetto detersivo, possiamo imparare ad usarlo in maniera sana, ecologica ed economica.

Come lavano i piatti le nostre mamme e quasi tutti noi?
In genere tutti riempiamo la vaschetta d’acqua, aspergiamo una notevole quantità di detersivo piatti che produca una grandissima quantità di schiuma, laviamo le stoviglie e scarichiamo litri di acqua saponata nell’ambiente.
Per completare l’opera, in genere lasciamo aperto a lungo e generosamente il rubinetto dell’acqua nella fase di risciacquo. Così facendo buttiamo litri e litri di acqua e quantità industriali di detersivo.
Possiamo imparare un nuovo ed ecologico metodo:

* ricordiamo che tanto più l’acqua è calda, tanto meglio lo sporco si stacca dalle stoviglie, e l’unto si scioglie in gran parte grazie all’azione del calore.
* aprire l’acqua calda nella vaschetta del lavaggio, piano così non si riempie subito.
* mettere qualche goccia di detersivo direttamente sulla spugna, pulire la stoviglia e risciacquarla con l’acqua che sta riempiendo la vaschetta lavaggio (due in uno).
* man mano se c’è bisogno di altro detersivo, lo si aggiunge direttamente alla spugna.

Così facendo si SENTE quando il detersivo è sufficiente o quando manca, e se ne usa la giusta quantità.

Inoltre, quando l’acqua del lavaggio è carica di unto, è inutile aggiungere altro detersivo per contrastare i grassi.
Noi facciamo così:

* scarichiamo l’acqua unta
* spruzziamo con lo spruzzino al bicarbonato che pulisce le pareti del lavandino dal grasso
* sciacquiamo
* quando il lavandino è pulito dai grassi, riapriamo l’acqua nella vaschetta lavaggio e andiamo avanti a lavare con le modalità di cui sopra.

Possiamo avvalerci di altri trucchi e ausili che ci permettano di usare meno detersivo piatti possibile.
E’ efficacissimo usare tovaglioli di carta che avanzano dalla tavola o dalla cucina, per assorbire l’unto delle pentole e dei piatti, quando ce n’è molto.
Asciugando il grosso con la carta non si satura di unto l’acqua del lavandino e si necessita di meno detersivo.
Chiaramente non invitiamo a sprecare carta, o usare tovaglioli usa e getta se già non lo si fa!
E’ utile pretrattare pentole incrostate, piatti con residui, ecc ecc, con lo spruzzino all’aceto.
Rende molto più facile e veloce la pulizia e risparmia un po’ di detersivo.
Le stoviglie possono anche essere efficacemente pretrattate con spruzzino di acqua e bicarbonato.**
Il bicarbonato ha una forte azione sgrassante e può entrare in contatto con l’acqua saponata.
Lo spruzzino al bicarbonato lo si usa anche per pulire il lavandino, soprattutto quando nel lavandino dobbiamo lavare alimenti.
Usare spesso questo spruzzino permette di impiegare meno detersivo sia per i piatti che per il lavabo.

Si può anche sciogliere un cucchiaino di bicarbonato con acqua calda nella pentola sporca e fargli fare un po’ d’ammollo.
Le pentole così pretrattate risultano sgrassate quasi completamente, soprattutto se si ha l’accortezza di dare una passata con una spazzolina per stoviglie, che stacca gli ultimi residui di cibo incollato.

L’ acqua di scolatura di riso e pasta è eccezionale per lavare i piatti, sia per l’amido disciolto in essa che per il calore, se la usate ancora calda. L’amido è un ottimo sgrassante.

Per lavare a mano stoviglie non unte o unte pochissimo, sono sufficienti un paio di cucchiai di detersivo fai da te (quello che usiamo in lavastoviglie) o di più a seconda della quantità di piatti e pentole.
Se necessario aggiungiamo qualche goccia di detersivo piatti classico.

da: biodetersivi.altervista.org

Come scegliere un detersivo per la lavastoviglie

Monday, 6 October 2008

Per la lavastoviglie abbiamo esperimentato e usiamo con soddisfazione un detersivo fai da te facilissimo, e per una volta finalmente, efficacissimo!
Si fa con sale aceto limone e acqua, la ricetta è in fondo, insieme alle altre ricette.
Questo solo detersivo, unito al calore della lavastoviglie, lava benissimo ed ha il grande vantaggio di non lasciare residui chimici sulle stoviglie su cui mangiamo.
Chiaramente presenta delle imperfezioni estetiche rispetto ai detersivi chimici: non brillanta le stoviglie, le pulisce semplicemente.
Se si hanno delle aspettative maggiori e non si vuole rinunciare all’effetto brillantante, si può provare ad usare alternativamente polvere lavastoviglie e detersivo fai da te, anche a seconda del tipo di sporco che di volta in volta carichiamo in lavastoviglie.
Importante ricordare che i due prodotti non vanno usati insieme poiché l’aceto inattiva il detersivo polvere.
Interessante comunque assaggiare una tazzina che esce da una lavastoviglie che lava con chimici e brillantante, e assaggiare la stessa tazzina che esce da detersivo bio o fai da te. Si avete capito bene… assaggiatela!
Il brillantante abbiamo semplicemente smesso di usarlo. Le stoviglie sono meno brillanti ma certamente più sane.

ATTENZIONE: Aceto in lavastoviglie come brillantante non va bene, in caso di uso detersivi classici polvere o tavolette.
Se versi aceto nella vaschetta detersivo o direttamente nella lavastoviglie, vai ad annullare l’alcalinità del detersivo e quindi riduci l’efficacia!
Viceversa puoi riempire la vaschetta del brillantante di aceto (o una soluzione al 15% di acido citrico) e regolare la manopola graduata sul numero più alto.

E’ inoltre utile controllare spesso il livello del sale e pulire il filtro ogni due settimane: aiuta a mantenere efficiente la lavastoviglie.

Come scegliere il detersivo per i vetri

Monday, 6 October 2008

Il metodo più semplice, veloce ed efficace, è usare acqua calda e aceto, o lo spruzzino all’aceto. Non bisogna risciacquare.
Sappiate che se sui vetri ci sono residui siliconati di prodotti chimici precedenti, le prime volte che userete l’aceto avrete l’ impressione che sul vetro ci siano dei residui che non sono venuti via: sono proprio i residui dei vecchi detersivi.
Verranno via completamente ai successivi lavaggi, e noterete che i vetri e gli specchi si appannano molto meno in caso di umidità.

Ci sono anche altri metodi per pulire i vetri, sebbene il sistema acqua e aceto non abbia bisogno di trovare alternative.
Insieme alle ricette troverete una ricetta facilissima di pulivetri fatto con alcool, acqua, olio essenziale e poco lavapiatti. E’ profumatissima, efficacissima e deliziosa!

Un altro metodo che lascia i vetri incredibilmente brillanti, è usare fogli di giornale (quotidiano): l’inchiostro chimico con cui sono stampati pulisce in maniera stupefacente!
Si passa una spugna bagnata sul vetro, poi si appallottola il foglio di giornale, e lo si passa sul vetro sfregando e pulendo. Si prosegue col giornale fino a perfetta asciugatura.
Con questo metodo si opera un riciclo (carta) e si spende un inquinamento già speso (inchiostro).
Vero è che forse sul vetro rimane un po’ di inquinamento chimico (anche se risibile) e sarebbe meglio usare i guanti per questa operazione (ma… per leggere i giornali?)

Una annotazione sui lavavetri:
Un trafiletto di officina naturae spiega che i detergenti per vetri in vendita, anche bio, sono normalmente composti al 95% da acqua e solo il restante è detergente. Possiamo quindi tranquillamente risparmiare soldi e plastica facendoci il lavavetri per conto nostro.

da: biodetersivi.altervista.org