UNA UMANITÀ SEMPRE PIU DISOMOGENEA E SOFFERENTE

Mai smettere di invocare la giustizia per il diritto all’uguaglianza, ancor più in occasione delle prossime Festività, con desiderio di pace e serenità.

di Ernesto Bodini (giornalista e biografo)

Non c’è dubbio povertà e ricchezza, agi e disagi sono sempre esistiti, in tutte le epoche e in tutte le popolazioni. Ma dal punto di vista psicologico e umano sarebbe interessante sapere come si sentono o si sentirebbero i “più fortunati” se messi di fronte ai loro simili più poveri e meno fortunati; ovvero, quale sarebbe il loro comportamento. Ma non solo. Non meno interessante è sapere quali i loro pensieri prima di addormentarsi, ben sapendo che il giorno dopo continueranno a godere del loro “status” e “modus operandi” di privilegiati, e che i loro simili continueranno ad avere difficoltà nell’unire il pranzo con la cena. In Italia quest’ultima fascia di popolazione ha ormai raggiunto gli oltre 5 milioni di persone, per non parlare poi a livello europeo e mondiale, e oltre alla carenza di nutrizione tutte queste persone non riescono a pagarsi le cure… anche per patologie importanti, un ulteriore ostacolo che produce ulteriore condizione di sofferenza: carenza alimentare e di vari sostentamenti sono preludio alla salute cagionevole. Tutto ciò è purtroppo scontato, e quindi non una novità: l’egoismo umano è sempre più imperante e non sono certo i vari filantropi (o presunti tali) a tamponare anche in minima parte le esigenze di chi non possiede nemmeno il necessario; così come anche le molteplici associazioni di volontariato che tutti i giorni chiedono un obolo, magari “imponendo” anche la cifra. Per contro, il progresso sotto altri punti di vista avanza di pari passo con la globalizzazione, ma a fronte di questo avanzamento, ancorché “rafforzato” dalla sempre più incentivata “Intelligenza Artificiale” (nota anche con l’acronimo IA, o AI se la denominazione è inglese), non si provvede in alcun modo a riequilibrare le diverse “posizioni” di sopravvivenza; e come se non bastasse i rapporti umani sono sempre più deleteri, tanto che la società (a mio parere) è come se avesse fatto due passi avanti e tre indietro. Ma così va il mondo, direbbe qualcuno; una affermazione troppo semplicistica che identifica nel peggiore dei modi chi la pronuncia o la vorrebbe pronunciare; una sorta di imitazione di Ponzio Pilato. A questo punto è il caso di ribadire che per molti la vita umana non conta nulla, tant’é che alcuni probabilmente si chiederebbero: «Che ci stiamo a fare a questo mondo?», e nel caso se lo chiedessero, mi verrebbe da risalire alle origini del problema e delle responsabilità (dirette e indirette) chiamando in causa: i politici, gli arricchiti e quelle argute menti votate al solo progresso tecnologico e materialistico, un insieme di egoismi volti a frantumare l’umanità. Mi rendo conto che tali considerazioni sono assai scontate, ma ribadirle vorrebbe essere un (mio) modesto contributo per porvi attenzione, ma al tempo stesso ciò non è sufficiente anche se valenti scienziati in varie Discipline e meritevoli di Nobel non sono riusciti a far “deviare” (se non minimamente) il corso di tale situazione. Eppure nel corso dei secoli di conquiste ne sono state fatte, si pensi ad esempio alla scoperta e alle sconfitte di molte malattie, allo sviluppo di molte nozioni per capire come affrontare la vita in taluni circostanze, all’incontro di più lingue e culture che hanno avvicinato i popoli; ma tutto ciò non è bastato anche perché contestualmente si sono incrociate molte religioni che, in non pochi casi, hanno vanificato gli sforzi di quanti hanno inteso la propria crescita e prosperità, e gli eterni conflitti sparsi nel mondo ne sono conferma. Nello scrivere queste cose, che si danno per scontate, provo una certa amarezza, ancor più se penso ai non pochi protagonisti che hanno speso la loro vita per cercare di raggiungere un po’ di giustizia. Tra questi, ad esempio, si può citare l’opera e i sacrifici del sudafricano Nelson Mandela (1918-2013), del quale ricordo un breve passo del suo lunghissimo percorso…

Mentre Nelson Mandela si trovava già in prigione (detenzione durata 27 anni), veniva accusato, assieme al gruppo dirigente dell’ANC (African National Congress,) di sovversione e terrorismo. Al processo, noto come “Processo di Rivonia”, Mandela tenne uno storico discorso durato quattro ore nel quale rivendicava il diritto dei sudafricani ad opporsi a un regime autoritario e razzista e terminava con le famose parole: «Ho coltivato l’ideale di una società democratica e libera in cui tutte le persone vivono insieme in armonia e con pari opportunità. È un ideale per il quale spero di vivere e che mi auguro di raggiungere. Ma, se sarà necessario, è un ideale per il quale sono pronto a morire». Mandela condivise il Premio Nobel per la Pace (1993) con il connazionale Frederik de Klerk (1936-2021), un merito univoco per aver “smantellato” pacificamente l’apartheid e per aver gettato le fondamenta per un nuovo Sudafrica libero e democratico. Altro protagonista, anch’egli insignito del Nobel per la Pace (1952), fu il filosofo e medico filantropo alsaziano Albert Schweitzer (1875-1965), che dedicò l’intera esistenza alla cura e assistenza dei negri in Gabon, fondando pure un lebbrosario; oltre a farci conoscere il suo pensiero sulla personalità e vita di Gesù e, come ottimo organista, a trasmetterci il virtuosismo interpretativo della poesia di Johann Sebastian Bach. Ma la storia è oltremodo ricca di altri benefattori dell’umanità, avendo come obiettivo il rispetto dell’essere umano e del diritto alla sua esistenza. Ecco che ricordare queste figure è sempre un toccasana, anche se purtroppo non è sufficiente perché, a mio parere, esempi come quelli su descritti ben difficilmente potranno ripetersi. Ma se questi esempi fossero minimamente considerati (e magari anche imitati), dittatori, invasati religiosi, egoisti e simili, dovrebbero ridursi ai minimi termini  facendo ammenda per le loro nefandezze… Solo così si potrebbe sperare in un mondo un poco migliore. Utopia? Forse, ma ripeto, vale la pena parlarne sempre riproponendo ogni volta la convinzione che ci ha tramandato Schweitzer, e quindi ancora attuale: «Per l’uomo veramente etico ogni vita è sacra inclusa quella dal punto di vista umano che sembra di essere di ordine inferiore. Il dolore è un tiranno dell’umanità più terribile della morte stessa. Sono vita che vuole vivere, in mezzo a vita che vuole vivere». Possederemo ancora gli ideali che abbiano potere sulla realtà? Questo è il problema di fronte al quale oggi ci troviamo.

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