FINE DEFINITIVA DELLA PANDEMIA DA COVID-19?

Una breve analisi di oltre tre anni di sofferenza universale: non solo per la salute, ma anche per l’amarezza del “deterioramento” dei rapporti umani. All’origine, con una maggiore “obiettività” avremmo potuto limitare i danni…

di Ernesto Bodini (giornalista scientifico e divulgatore di tematiche sociali)

In data 5 maggio 2023 sui vari social, come da prospetto qui raffigurato, compariva la dichiarazione: «Il direttore Generale dell’OMS concorda con il Consiglio del Comitato riguardo alla pandemia di Covid-19 in corso, e determina che il covid-19 è ormai un problema sanitario consolidato e in atto che non costituisce più una emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale».

Forse, ma è bene essere cauti, si potrebbero tirare le somme in merito alla pandemia che ha dominato per oltre tre anni (1.221 giorni alla fine di aprile di quest’anno) la nostra esistenza. A riguardo si potrebbe fare una serie di considerazioni, ivi comprese critiche ed accuse a chi ha gestito l’evento: dai politici ai determinati operatori “indottrinati” da chi di dovere, per non parlare poi dei notevoli condizionamenti a cui vertici hanno presieduto movimenti come i cosiddetti no vax, obiettori vari, compresi taluni medici e infermieri, veri e propri complottisti che a torto o a ragione, non hanno fatto altro che confondere idee e creare confusioni fra la popolazione. Per non parlare poi dei successivi scandali in merito alla speculazione dei tamponi e delle mascherine. Ma sul piatto delle accuse istituzionali sono da evidenziare gli infiniti decreti, normative e provvedimenti per cercare di arginare il fenomeno pandemico; ma in realtà ciò non ha fatto altro che incrementare confusioni e reticenze, ma anche disorientamenti ulteriori “aggravati” dai quotidiani bollettini medico-sanitari. È indubbio che il nostro Paese, come anche altri, era impreparato di fronte ad un evento che si è manifestato quasi d’improvviso ed in modo irruento, tanto da allertare ogni settore della vita quotidiana con la messa a disposizione di notevoli risorse economico-finanziarie, tant’é che nel giro di alcuni mesi molte attività commerciali e/o artigianali sono finite sul lastrico. Per quanto riguarda gli interventi dal punto di vista medico sanitario e assistenziale bisogna ammettere che tutti gli operatori (medici, infermieri, Oss e associazioni di volontariato nei diversi ambiti di appartenenza) c’é stata una estesa e ininterrotta disponibilità, considerando che parte di essi hanno contratto il virus e alcune centinaia hanno perso la vita sul campo… E che dire delle conseguenze restrittive che hanno causato notevoli “dispiaceri” di carattere affettivo, ossia parenti che non hanno più potuto dare l’ultimo saluto al loro familiare? E dei molti casi di anziani e adolescenti che sono andati incontro ad episodi di depressione per effetto del lockdown? Ma anche le infinite ore di lavoro perse, come pure le altrettante ore di lezioni scolastiche? Con il trascorrere del tempo la scienza medica, sempre attenta al proprio dovere, si è attivata per predisporre gli opportuni protocolli terapeutici per tutti quei pazienti che hanno avuto bisogno di essere curati in ospedale o, nei casi “più lievi”, al proprio domicilio; ma nello stesso tempo per la realizzazione di vaccini per combattere un “nemico” del quale solo in parte si è compresa l’origine e… l’entità. Ma anche su questo provvedimento tecnico-scientifico non sono mancate polemiche motivate, per così dire, dal breve tempo di realizzazione del farmaco e dalle discutibili modalità di somministrazione, coinvolgendo una miriade di operatori compresi gli addetti alla informazione. E a proposito di questo ultimo aspetto a mio parere molto carente e in parte incompetente è stata l’informazione da parte delle istituzioni, soprattutto a livello ministeriale, la cui competenza sarebbe dovuta passare sotto la lente di ingrandimento: non ci si improvvisa divulgatori soprattutto in materie scientifiche, ancorché di carattere medico…

Una ulteriore ammenda a riguardo sarebbe da rivolgere a gran parte di coloro che per decine di volte si sono fatti ospitare in talk show televisivi per rilasciare interviste, “aggravate” dalle più fantasiose opinioni e magari anche da diversi giudizi. Ora, che l’emergenza si potrebbe (il condizionale è d’obbligo) dire finita, bisogna fare i conti con “gli effetti negati”, ossia l’evoluzione del cosiddetto Long Covid causata a distanza di tempo dall’infezione della Sars-CoV-2 (acronimo dall’inglese Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2); si tratta di conseguenze patologiche, tra le più varie, che decine di migliaia di italiani (e non solo) denunciano disturbi a distanza di mesi dopo le iniezioni di anti Covid, ma soprattutto dopo aver contratto il virus, e le cui cause, ripeto, non sono ancora del tutto chiare. Tutte queste sequele, ossia dall’inizio della pandemia a tutt’oggi, hanno “ribaltato” il modo di condurre il Paese, anche perché la virulenza nel suo manifestarsi ha contribuito, in molti casi, a modificare il comportamento umano tant’é che molte relazioni affettive famigliari e di amicizia sono diventate per certi versi addirittura irrazionali. Facendo quindi un riassunto del tutto sotto accusa gli elementi denaro, incompetenze, disonestà, improvvisazioni, megalomania, saccenza, presunzione, superficialità e molta ignoranza. È ovvio che pontificare, sentenziare e soprattutto condannare non dovrebbe essere potere di nessuno; ma credo che sia ora che ciascuno interroghi la propria coscienza alla quale non si può mentire, e tanto meno vi è difesa alcuna di fronte al Giudizio ultimo al quale ci si può appellare se si ha l’onestà intellettuale di recitare il “mea culpa”. Chi scrive non è certo scevro da difetti, pur essendo oggi ex paziente Covid, ma in questi tre anni ho seguito attentamente l’andamento della “vicenda pandemica” sotto diversi aspetti, tanto d’averla commentata con moltissimi articoli documentati e doverosamente raccolti in una rassegna stampa. In buona sostanza, tirando le somme, a tutt’oggi nel mondo si sono verificati circa 800 milioni di casi, ossia quelli colpiti dall’infezione virale, e 7 milioni i decessi; in Italia sono stati circa 26 milioni (poco meno della metà della popolazione), 190 mila sono stati i decessi dall’inizio dell’epidemia. E sempre secondo l’Oms, al 30 aprile 2023 nel mondo sono state somministrate 13.344.670.055 dosi di vaccino anti-Covid.

DOVEROSA CRONOLOGIA

31 dicembre 2019: le autorità cinesi diffondono la comunicazione di un focolaio di polmonite di origini sconosciute a Wuhan.

29 gennaio 2020: vengono ricoverati all’ospedale Spallanzani di Roma due turisti cinesi risultati positivi al Sars-CoV.2, e già in gravi condizioni.

30 gennaio 2020: L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) dichiara l’emergenza sanitaria internazionale per il Covid1-19.

31 gennaio 2020: in Italia è dichiarato lo stato di emergenza e il ministro della Salute Roberto Speranza firma l’ordinanza  che chiude i voli da e per la Cina, ma il virus già circola, silente, al nord.

18 febbraio 2020: il primo caso a Codogno (Lodi) e la zona Rossa in Lombardia; i contagi, pur se limitati al nord Italia, aumentano notevolmente.

5 marzo 2020: vengono chiuse Scuole e Università.

9 marzo 2020: con IL DPCM annunciato in televisione dal premier Giuseppe Conte, l’Italia entra in lockdown. Tutti a casa fino al 3 maggio.

11 marzo 2020: con 100 mila casi nel mondo e oltre 100 Paesi colpiti, l’OMS parla per la prima volta di pandemia.

18 marzo 2020: nelle strade deserte di Bergamo sfilano mezzi militari carichi di bare, e l’immagine diventa il simbolo della tragedia.

4 maggio: inizia la prima fase di allentamento delle misure 18 maggio 2020: gli italiani tornano, distanziati, ai loro riti, 3 giugno: è permessa la circolazione tra Regioni.

6 novembre 2020: la nuova ondata di contagi Covid-19 porta nuove restrizioni, tra cui il coprifuoco nazionale, e vengono introdotti i colori delle Regioni in base al rischio.

21 dicembre 2020: per evitare l’allargamento dei contagi durante le festività, tutta l’Italia entra in Zona Rossa con il divieto di spostarsi fra Regioni nel periodo di Natale.

27 dicembre 2020: l’anno chiude con l’approvazione del primo vaccino a mRna, quello di Pfizer/BioNtech, seguito da Moderna.

11 gennaio 2021: riprende la scuola in presenza alle superiori, mentre viene messo a punto il Green pass.

6 febbraio 2021: l’Aifa dà il via libera agli anticorpi monoclonali, primi farmaci specifici.

21 giugno 2021: la campagna vaccinale prosegue spedita e il coprifuoco è abolito.

28 giugno 2021: decade lobbligo di mascherina all’aperto e cambiano i parametri per i colori delle Regioni.

1 settembre 2021: la certificazione verde diventa obbligatoria per i mezzi di trasporto di medio-lunga percorrenza. La capienza di teatri e cinema torna al 100% e riaprono le discoteche.

7 gennaio 2022: scatta l’obbligo di vaccinazione per gli over 50.

1 aprile 2022: cessa lo stato d’emergenza in Italia, niente più quarantena per i contatti stretti di positivi.

1 maggio 2022: via l’obbligo di indossare le mascherine al chiuso, ma con alcune eccezioni come i mezzi di trasporto, dove resterà in vigore fino a ottobre 2022.

15 giugno 2022: finisce l’obbligo vaccinale per insegnanti, forze dell’Ordine e i cittadini dai 50 anni in su, mentre per gli operatori sanitari cesserà il primo novembre 2022.

1 maggio 2023: arriva lo stop all’obbligo di mascherine negli ospedali mentre resteranno in vigore fino al 31 dicembre 2023 nelle Rsa e reparti con pazienti fragili.

SULLE ORIGINI DEL VIRUS

A distanza di oltre tre anni non è ancora certa l’origine del virus. La prima inchiesta sul tema si è tenuta a gennaio 2021 con una missione di esperti dell’Oms inviata a Wuhan, la città dove tutto (pare) abbia avuto inizio, che hanno lavorato con i colleghi cinesi, un pool di ricercatori ribatezzati ”Virus Hunters”. E pare che, mesi dopo, la loro conclusione sia stata: «… con tutta probabilità la fuga dal laboratorio era esclusa, e che non era stata individuata quale fosse l’origine del Covid». Mentre la Cina esultava definendo la ricerca “autorevole”, l’Oms veniva travolta da critiche da parte della comunità scientifica che l’ha accusata di essere “al servizio di Pechino”, se non di essere stata in grado di imporsi per avere maggiori informazioni. Intanto sono proseguiti lavori di approfondimento sulle origini di questo sconvolgente fenomeno, e ancora la collettività attende un minimo di riscontro su quando è iniziata realmente la pandemia, e sulla causa della quale la tesi più accreditata, finora, sia quella da addebitarsi da un incidente nel laboratorio di Whhan, tesi che sembra essere convalidata anche dalla FBI a voce del suo direttore Christopher Wray. Ma da qui in poi, ulteriori tesi si spendono più o meno con competenza, probabilmente non prive di illazioni o convincimenti infondati. «In effetti – ha dichiarato il vate della pandemia Anthony Fauci – potremmo non sapere mai da dove è venuto il virus». Forse, per saperne di più, sarebbe il caso di leggere il libro L’origine del virus. Le verità tenute nascoste che hanno ucciso milioni di persone, degli autori Paolo Barnard, Augus Dalgleish e Steven Quav; Ed. Chiarelettere, 2021. O forse, qualche indicazione ulteriore può essere tratta dal libro L’infinito errore. La storia segreta di una pandemia che si doveva evitare, di Fabrizio Gatti, Ed. La nave di Teseo, 2021. Un’ultima annotazione. Mi sovviene alla memoria che il direttore di Lancet, Richard Horton, intervistato da la Repubblica nel giugno 2020, riferendosi alla seconda ondata, precisò: «… se l’Italia avesse “chiuso” il Paese una settimana prima, migliaia di vite sarebbero state risparmiate». In seguito, e precisamente nel mese di ottobre, personalmente con un articolo ho espresso la stessa convinzione, precisando che un simile provvedimento avrebbe avuto un senso pratico, in quanto in poco tempo ne saremmo usciti fuori in modo definitivo. Una voce da profano? Certo, ma non per questo meno attento agli eventi, senza tanti clamori e senza alcuna comparsata, peraltro di molti addetti ai lavori!

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