LE EPIDEMIE NELLA STORIA

Il sapere rende più consapevoli, la negazione di un evento pandemico in Natura favorisce l’incremento di un’epidemia: l’ignoranza attiva, talvolta dalle conseguenze non meno lesive.

di Ernesto Bodini (giornalista scientifico)

Forse non tutti sanno che i virus, così come i batteri e qualunque altro germe fanno parte della Natura, da sempre hanno “accompagnato” l’Umanità in quanto portatori di malattie e con immani conseguenze. Ma prima di manifestare diffidenza o avere ingiustificati  pregiudizi, è bene fare un ripasso della storia rievocando quelli che sono stati e sono i nostri “coinquilini perché, sapere o non sapere, fa sempre la differenza. Tra le prime epidemie il passato ci riporta a quelle causate dal VAIOLO, sia per l’elevata letalità (circa il 30%) che per le lesioni causate ai sopravvissuti che rimanevano sfigurati per tutta la vita. Virus responsabile il Variola major che si manifesta con febbre elevata e pustole ulceranti su tutto il corpo; è notoriamente molto contagioso e si trasmette per contatto diretto con le persone infette. Noto sin dall’alto Medioevo (500-1000 d.C.) il vaiolo è stato debellato grazie al vaccino realizzato nel 1796 dal medico inglese Edward Jenner (1749-1823) che inoculò nel braccio del figlio di 8 anni una minuscola quantità di materiale infetto prelevato dalle ferite di una donna malata di vaiolo (da qui il termine “vaccinazione”). Una vera e propria sconfitta tant’è che l’ultimo caso noto fu diagnosticato nel 1977 in Somalia, e che l’Oms dichiarò eradicata la malattia nel 1980. Altro flagello è stato la PESTE (definita in letteratura la peste nera) il cui esordio risale al 1347 diffusasi in tutta Europa, con cicli alterni di 10-12 anni per i successivi tre secoli. Questa patologia è causata dal batterio Yersinia pestis che si annida nelle pulci parassite soprattutto dei roditori che, insieme lo trasmettono agli esseri umani diffondendo la malattia in forma bubbonica, polmonare o setticemica. Da questa malattia non ne siamo ancora liberi in quanto è tuttora presente dove le abitazioni sono infestate da ratti e pulci: una presenza che l’Oms stima da 1.000 a 3.000 casi ogni anno soprattutto in Asia, Africa e Sudamerica. Tuttavia, è curabile con la somministrazione di antibiotici purché in modo tempestivo al comparire dei sintomi che sono cefalea, febbre, astenia e polmonite. Il COLERA ebbe origine nel XIX secolo soprattutto in India per poi espandersi nel mondo originando ben sei pandemie che causarono milioni di decessi. É caratterizzato da dissenteria acuta causata dal batterio Vibrio cholerae che si trasmette per via oro-fecale, ingerendo acqua o alimenti contaminati da materiale fecale di individui infetti, anche portatori sani. Maggiormente contaminanti sono i cibi crudi o poco cotti, e soprattutto i frutti di mare; non meno responsabili le scarse condizioni igienico-sanitarie e la cattiva gestione degli impianti fognari e dell’acqua potabile, e solo una modesta parte degli infettati manifesta una forma grave della malattia che in questi casi si interviene reidratando l’organismo con flebo e somministrazione di antibiotici per combattere l’infezione. Questa malattia ancora oggi è considerata endemica in particolare nei Paesi poveri proprio perché il batterio che la provoca non è ancora stato eliminato. Altrettanto nota la SPAGNOLA, la peggiore forma di influenza che colpì circa un terzo della popolazione mondiale durante la pandemia dal 1918 al 1919. Diverse le ipotesi circa l’origine di questa infezione: il virus pare provenisse dalla Cina per subire una mutazione negli Stati Uniti e diffondersi in Europa. Fu letale nella misura del 2,5%  con oltre  50 milioni di decessi anche a causa della guerra, per mancanza di cure adeguate e la non disponibilità di antibiotici per combattere le complicanze causate dal batterio dell’influenza, soprattutto la polmonite. Causa della pandemia il virus H1N1, simile a quello dell’influenza aviaria. Ci si è liberati di questo flagello dopo che il virus ha causato molti decessi fino a quando la stessa non si è estinta. Ma la cruenta influenza ebbe una ulteriore evoluzione fino al 1957 sviluppando una nuova epidemia nota come l’ASIATICA, il cui virus è di origine aviaria isolato in Cina comprendendo che si trattava di un ceppo diverso da quelli fino ad allora isolati nell’essere umano. Questa infezione, causò la morte soprattutto di soggetti anziani e deboli specie se affetti da pregresse malattie croniche, originata dalla polmonite virale refrattaria alla terapia antibiotica. In seguito si riuscì a identificare il ceppo virale: A/H2N2, e la realizzazione di un vaccino in tempi brevi contribuì a bloccare la pandemia, dopo aver causato 2 milioni di morti. Il virus scomparve dalla scena dopo circa 11 anni. L’influenza HONG KONG, denominata in Italia la “Spaziale”, fu presente appunto ad Hong Kong e della sua comparsa ne diede notizia la stampa europea nel 1968, ossia 11 anni dopo la precedente Asiatica. Il virus (H3N2) si estese nella parte occidentale degli Stati Uniti con molti decessi, mentre in Europa (tra il 1968 e il 1969), pur presente, i decessi furono decisamente minori e questo  grazie al fatto che la popolazione era più predisposta a non infettarsi dal punto di vista immunitario e quindi maggiormente in grado di affrontare il virus, avendo sviluppato gli anticorpi dopo la precedente epidemia. Le perdite umane, secondo alcune stime, in quel biennio furono circa 2 milioni in tutto il mondo; mentre in Italia i decessi furono circa 20 mila attribuibili soprattutto alla polmonite associata all’influenza. La malattia è stata debellata negli anni successivi con la somministrazione dei vaccini.

E che dire dell’AIDS (Sindrome da Immunodeficienza acquisita)? É una malattia cronica, potenzialmente letale, causata dal virus dell’immunodeficienza umana  (HIV) ,nell’immagine a lato visto al microscopio. Questo microrganismo, una volta entrato nel corpo, agisce sul sistema immunitario danneggiandolo e impedendogli di difendere il corpo dalle malattie. Il primo caso fu individuato nel 1980 dall’immunologo statunitense Michael Gottlieb (1947), imbattendosi in un giovane paziente ammalato di polmonite da Pneumocystis carinii (un protozoo che colpisce chi ha un sistema immunitario indebolito). Questo primo caso fu seguito da altri, tutti in omosessuali attivi, ma si verificarono anche in casi tra eterosessuali. La trasmissione avviene anche per via trasfusionale di sangue infetto e per via materno-fetale. Nel 1983 una svolta nella ricerca: all’Istituto Pasteur di Parigi, il virologo francese Luc Montagnier (1932) e l’immunologa Francoise Barré-Sinoussi (1947), ambedue premi Nobel per la Medicina nel 2008, isolarono il virus denominandolo LAV; mentre nel 1984 il medico e biologo statunitense Robert Gallo (1937) isolò un altro ceppo denominandolo Htlv-III. In pratica il virus è lo stesso al quale nel 1986 venne dato il nome di HIV, ovvero, “Virus dell’immunodeficienza umana”. Detto per inciso, è bene ricordare che si trasmette  attraverso rapporti sessuali non protetti, trasfusioni di sangue infetto, scambio di siringhe infette, da madre a figlio durante la gravidanza, parto e allattamento al seno. Le persone che incorrono in questa grave infezione hanno un sistema immunitario meno efficace e, con il decorso della stessa, diventano più suscettibili a infezioni varie e tumori. Anche questa infezione rientra tra le pandemie e, in caso di comportamenti a rischio (specie a causa di rapporti occasionali), è possibile contenerne lo sviluppo sottoponendosi ad un test veloce, gratuito ed anonimo. Oggi, anche se non è ancora disponibile un vaccino, per il trattamento sono disponibili farmaci che aumentano il tempo tra la permanenza asintomatica del virus nel sangue e i primi sintoni dell’infezione, e se il trattamento è tempestivo, si può ridurre la carica virale nel sangue, anche se il virus non è eliminabile. Secondo i dati dell’ISS in Italia il 40% delle diagnosi è tardivo, e convivono con l’HIV quasi 130 mila persone (in gran parte maschi), e quasi 18 mila sono sieropositivi senza diagnosi; mentre nel mondo sono quasi 40 milioni le persone che ne sono affette. Ma anche la fatidica SARS (Sindrome respiratoria acuta grave) è da annoverare tra le epidemie, in quanto polmonite atipica causata dal coronavirus SARS-CoV, la cui apparizione avvenne nel novembre 2002 a Guangzhou (una delle più grandi città della Cina) e durò fino all’estate del 2003, causando circa 8 mila infezioni con una letalità del 9,6% soprattutto tra anziani e pazienti affetti da pregresse malattie concomitanti. Oltre alla Cina l’epidemia interessò anche il Canada con 375 infezioni e 44 decessi. É noto a tutti che la malattia fu identificata e classificata dall’infettivologo e microbiologo italiano Carlo Urbani (1956-2003) in un paziente ricoverato ad Hanoi in Vietnam, dove lavorava lo stesso Urbani che tempestivamente segnalò il caso all’Oms e alle autorità locali. Ma il 29 marzo del 2003, il dottor Urbani morì avendo egli stesso contratto il virus della SARS, e solo alcuni anni dopo si poté dimostrare che i “veicoli naturali” del virus erano i pipistrelli, e che il passaggio all’uomo era avvenuto attraverso un ospite animale intermedio: lo zibetto. Ma è il MERS (Middle-East Respiratory Syndrome) il coronavirus più letale, una gravissima infezione che fece la sua comparsa nel 2012 in Arabia Saudita e in alcune aree limitrofe. Si tratta di una polmonite virale aggravata da complicazioni intestinali e danni renali acuti. L’agente patogeno responsabile è un coronavirus, il MERS-CoV che attacca non solo le cellule delle basse vie respiratorie, ma anche quelle dell’apparato intestinale e renale, e la letalità si aggira intorno al 35%. Il vettore responsabile anche in questo caso è il pipistrello e, gli ospiti cosiddetti intermedi tali da arrivare a contagiare l’uomo, sono i cammelli e i dromedari. Questa altrettanto nefasta patologia è tuttora presente e confinata nelle aree geografiche in cui si è sviluppata inizialmente. Lo scorso anno i casi individuati erano 2.499 e 861 i decessi. Purtroppo non esistono ancora farmaci per la cura, e nemmeno vaccini per prevenirla; ma è possibile prevenire la trasmissione del virus con opportune e “severe” misure  di contenimento.

Altrettanto recente, un’altra epidemia ancora in corso è l’EBOLA che si è sviluppata in Africa nel 2014, il cui virus fu isolato per la prima volta nel 1976 presso il fiume Ebola (in Congo) da cui ha preso il nome. Questa malattia, identificata anche con l’acronimo EDV (Ebolavirus disease) è molto grave e spesso fatale per l’uomo, con un tasso di letalità che si aggira tra il 25 e il 90%, a seconda della specie di ebolavirus. Diversi i sintomi che vanno dalla febbre ai dolori muscolari, dal mal di testa alla diarrea, dal vomito alle emorragie interne e anche gravi danni a più organi. Il virus si “impadronisce” del corpo umano attraverso il contatto con sangue, secrezioni, organi o altri fluidi corporei di animali infetti (gorilla, scimpanzé, pipistrelli, scimmie, antilopi e porcospini) trovati malati o morti nella foresta pluviale; mentre la trasmissione da uomo a uomo avviene  per contatto diretto con organi fluidi (saliva, sangue, urina vomito, etc.) di soggetti infetti (vivi o morti) o con ambienti contaminati. É tuttora in corso un’epidemia iniziata in Congo nel 2019 la cui fine pare non essere prevedibile. Infine, un’altra grave infezione è tuttora presente ed è causata dal virus ZIKA, isolato per la prima volta nel 1947 da un primate nella foresta Zika, in Uganda. Nell’essere umano provoca una malattia nota, appunto, come Zika (febbre), ed è trasmessa da zanzare infette di alcune specie del genere Aedes. Chi è punto da questa zanzara portatrice (che in Italia si trasmette in modo più attenuato) e poi se, punto da una zanzara non infetta, può innescare una catena che dà origine a un focolaio endemico; il contagio interumano è possibile attraverso i liquidi biologici (trasfusioni, passaggio materno-fetale, via sessuale). Nell’80% dei casi tale infezione è asintomatica ma diventa aggressiva se contratta dalle donne nel primo trimestre  di gravidanza, tanto che nel 2016 l’Oms dichiarò un’emergenza di sanità pubblica internazionale coinvolgendo tutti i mass media. Per evitare di contrarre questa infezione è importante usare la massima cautela soprattutto se ci si reca in Paesi tropicali in cui il virus è assai presente. Questo elenco di 11 gravi malattie virali, di carattere endemico e/o pandemico, dovrebbe essere sufficiente a rendere “edotte” e sensibilizzate tutte quelle persone che, per le più svariate ragioni ideologiche, o per partito preso, sostengono con caparbietà l’inesistenza di tali malattie e in particolare della SARS-Cov-2 (Covid-19), comportandosi di conseguenza in modo irresponsabile e avvalorando il concetto che non c’é peggior ignorante di chi non vuol sapere… beata ignoranza attiva! A costoro suggerisco di leggere “Storia delle Epidemie” di Stefan Cunha Ujvari, ed. Odoya, pagg. 350, euro 20,00), proprio perch[ la storia spesso insegna e non mente!

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